Un casco che, invece di proteggere la testa, la cura. È questa l’idea rivoluzionaria di un nuovo dispositivo a ultrasuoni, messo a punto da un team di ricercatori di Oxford e University College London, che promette di cambiare radicalmente il trattamento di diverse malattie neurologiche senza ricorrere alla chirurgia. La novità sta nella precisione. Questo ‘elmetto’ è in grado di colpire aree cerebrali mille volte più piccole rispetto agli ultrasuoni tradizionali e trenta volte più mirate di qualsiasi altro sistema a ultrasuoni per il cervello sviluppato finora.
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DI IRMA D'ARIA
Come funziona il casco
Un risultato che potrebbe un giorno sostituire tecniche invasive come la stimolazione cerebrale profonda (DBS), oggi utilizzata per il Parkinson, ma che comporta l’impianto di elettrodi nel cervello. “È un casco con 256 sorgenti che si indossa dentro uno scanner per risonanza magnetica”, racconta Ioana Grigoras, autrice dello studio e ricercatrice a Oxford, che ha partecipato in prima persona ai test. “All’inizio è ingombrante e un po’ claustrofobico, ma poi ci si abitua”.






