Alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, gli atleti ipovedenti del para biathlon si fanno aiutare dalla tecnologia per centrare il bersaglio. Questa versione del biathlon è uno sport composto da due fasi: una sugli sci, lunga tra i 7,5 e i 12,5 chilometri, da percorrere insieme alla guida, e una fase in pedana, davanti a un bersaglio. La parte più complessa per gli atleti è proprio lo stop-and-go alla postazione di tiro. Infatti, centrare dei fori grandi 21 millimetri e distanti 10 metri, senza poter fare affidamento sulla vista sarebbe quasi impossibile, se non fosse per la tecnologia. A supporto degli atleti ci sono carabine ottiche, bersagli intelligenti e un sistema acustico che permette di convertire la precisione in suono.Carabine a infrarossi e bersagli intelligentiLe carabine utilizzate sono elettriche, senza proiettili o munizioni. Dalla canna esce solo un fascio di luci a infrarossi. A ricevere il segnale è un bersaglio intelligente composto da cinque fori circondati da piccoli ricevitori, anche loro a infrarossi. La precisione e l'affidabilità di questi strumenti è tutto.I ricevitori sono infatti in grado di percepire uno spostamento anche millimetrico a dieci metri di distanza. A rendere fruibile per l’atleta ipovedente questa danza a infrarossi è un sistema computerizzato di guida acustica, capace di convertire la mira in suono. L’atleta, una volta disteso sulla pedana, non solo imbraccia il fucile ma, soprattutto, indossa delle cuffie. È proprio questo uno dei momenti clou della gara.Il fondista ipovedente deve passare rapidamente dalla fase di sciata a quella di tiro, orientandosi solo parzialmente nello spazio. “La guida mi dà le indicazioni per afferrare l’arma appoggiata a fianco alla pedana. Appena sento che gli sci toccano il tappetino di tiro, mi sdraio immediatamente”, racconta Romana Lobasheva, atleta ucraina ipovedente impegnata in questi giorni nelle gare di para biathlon.Più questa fase viene svolta senza intoppi maggiore sarà la precisione nello sparo. “È difficile da spiegare a parole come si possa riuscire a fare rapidamente un gesto così complesso anche con una forte limitazione visiva ma è un gesto che si prova per anni”, continua Lobasheva che specifica come “a volte non riesco a sdraiarmi perfettamente al centro. In quei casi scivolo rapidamente verso destra o sinistra, concentrandomi sul fucile affinché sia perfettamente allineato tra le mie spalle”.Una volta in posizione l’atleta sente tramite delle cuffie un suono acuto, simile a un ronzio molto forte. Quando il rumore raggiunge la nota più alta, il biatleta preme il grilletto. In sostanza, non si spara vedendo, ma ascoltando. In gergo tecnico, questa sinestesia viene definita sostituzione sensoriale.La mira diventa un'armonia di note“È necessario percepire la nota più sottile e acuta per far partire il colpo mantenendo la carabina immobile”. Gli attimi al poligono sono fondamentali. Non sparare con precisione significa perdere secondi preziosi, se non addirittura incorrere in una penalità. “A volte le pulsazioni del corpo interferiscono. Perciò, chi riesce a gestirle meglio, spara meglio”, conferma Lobasheva.Il momento del tiro al bersaglio, infatti, arriva dopo diversi chilometri percorsi sugli sci, dove il cuore batte tra le 120 e le 140 volte al minuto, e fermarsi di colpo è un’impresa. Ogni piccolo movimento, quando si è sdraiati in pedana, può influenzare la precisione: “A volte ho già preso la mira, ma una pressione troppo forte del dito sul grilletto scarta il colpo fuori bersaglio”. Solo una piena sintonia con gli strumenti rende possibile colpire i piccoli fori usati come bersaglio e allo stadio del biathlon delle Paralimpiadi di Milano Cortina, a Tesero, in questi giorni, lo possono fare (grazie alla tecnologia) anche gli atleti ipovedenti.
Quando la mira diventa un suono, come funziona il para biathlon con atleti ipovedenti
Nel para biathlon, gli atleti ipovedenti centrano bersagli di appena 21 millimetri grazie a carabine a infrarossi e a un sistema acustico che trasforma la precisione della mira in suono












