In tema di referendum sulla giustizia va in onda un bel dibattito acceso tra Paolo Mieli e Alfonso Bonafede, ex-guardasigilli nel governo Conte, durante l’ultima puntata di Otto e Mezzo, il programma di approfondimento politico di La7, condotto ogni sera da Lilli Gruber dopo il tg di Mentana.

Mieli, nel sostenere le ragioni del Sì, ricorda a Bonafede il caso Palamara e lo accusa: "Forse lei poteva fare un intervento più deciso perché qualcosa cambiasse". L’ex-ministro della Giustizia, però, non ci sta: "Abbiamo lavorato su una riforma che cambiava i meccanismi interni al Csm. Per la prima volta abbiamo scritto una norma sul blocco delle porte girevoli: il magistrato che entra in politica non può tornare alla magistratura. Abbiamo cercato di mettere in piedi un assetto che divideva completamente politica e magistratura. Non è bastato, il Governo è caduto".

Sempre Mieli, convinto in realtà della vittoria del No, spiega che riformare non significa stravolgere: "Non cambierà nulla, i magistrati saranno solo raddoppiati o triplicati, ma saranno eletti come avviene adesso, soltanto che verranno sorteggiati. È la finalità di questa riforma, invece di averli in proporzione delle correnti che riguardano 2mila magistrati su 9mila, verranno eletti in un bacino di sorteggio".