Non si placano le polemiche dopo la frase della premier Meloni sugli «stupratori liberi se vincesse il No al Referendum sulla Giustizia». La segretaria del Pd, Elly Schlein ha detto: «Torno su quello che ha detto la premier a Milano sugli stupratori liberi se vince il NO al referendum. Uno stupratore è stato liberato da questo governo e rimandato in Libia. Parlo di Almasri. Io farei molta attenzione alla strumentalizzazione dei fatti di attualità, mi sembra ci siano due pesi e due misure. Suggerirei alla presidente del consiglio a seguire l'appello del presidente Mattarella ad abbassare i toni, perché c'è un giorno dopo il referendum».
Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia: «In uno Stato di diritto -ha aggiunto- non può essere la politica a decidere chi può essere giudicato e chi no: l'indipendenza dei giudici è una garanzia per tutti i cittadini. Se vincerà il No apriremo una stagione di riforme vere e condivise della giustizia, costruite insieme a magistratura, avvocatura, accademia e forze politiche per migliorare davvero il servizio ai cittadini. Se invece dovesse vincere il Sì, lo ha detto la stessa Meloni, il passo successivo sarà accelerato sul premierato, cioè su un ulteriore rafforzamento del potere dell'Esecutivo». «La destra - aggiunge Boccia - giustifica la riforma e racconta che i magistrati non vengono mai sanzionati. Non è vero: le sanzioni esistono e ci sono anche rimozioni dalla magistratura. Il punto è che il Csm giudica solo i procedimenti disciplinari che vengono promossi dal ministro della Giustizia o dal Procuratore generale della Cassazione. Se la gran parte degli esposti viene archiviata prima di arrivare al Csm è perché l'azione disciplinare non viene promossa e il ministro che ha il potere di farla parte anche autonomamente non esercita quel potere e il ministro Nordio l'ha esercitato molto meno dei suoi predecessori».










