Marina Berlusconi scende in campo per il match finale sul referendum della giustizia. Ma chiede che non sia un derby, di mettere da parte «le tifoserie». E nelle stesse ore Giorgia Meloni dagli studi Mediaset batte duro contro le toghe che "ostacolano" il lavoro del governo contro l'immigrazione irregolare. Ospite di Paolo Del Debbio la premier suona la carica per il voto. «Non devo ricordare le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell'immigrazione». La direzione è la stessa - dare la volata al fronte del sì a fronte di un testa a testa fotografato dagli ultimi sondaggi, le strategie evidentemente sono diverse. Con ordine.
Da Arcore la "Cavaliera" torna a dire la sua sulla battaglia della separazione delle carriere di giudici e pm sognata dal padre. Sceglie l'arena di Repubblica, il giornale storicamente rivale di casa Berlusconi, per una lettera sulle ragioni del sì. E dopo giorni di stilettate continue tra poteri dello Stato la presidente di Fininvest propone di «liberare» il dibattito sulla riforma del Csm «dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso», di mettere in sordina «il frastuono di un derby» politico.
Sorpresa: dal Pd aprono all'appello firmato da Berlusconi. Timidamente, certo, ma è pur sempre una notizia. Dice all'Ansa Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, che «l'invito alla moderazione» di Marina è perfino «lodevole». Anche se, aggiunge subito dopo, «non scioglie il dubbio fondamentale: Marina Berlusconi, anche come imprenditrice, è convinta che la riforma risolverà i ritardi cronici e le lacune del sistema giustizia per chi fa impresa e per i cittadini? Purtroppo la risposta è negativa».














