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Nei giorni scorsi una nota dell'ateneo ha smentito la disponibilità ad ospitare il ciclo di quattro conferenze sull'Anticristo che il miliardario a capo di Palantir dovrebbe portare a Roma tra domenica e mercoledì
"Nella Chiesa c'è e deve esserci posto per tutti", ha detto ieri Leone XIV in udienza generale. Ma all'Angelicum, la pontificia università dedicata a san Tommaso d'Aquino, non sembra esserci posto per Peter Thiel. Nei giorni scorsi una nota dell'ateneo ha smentito la disponibilità ad ospitare il ciclo di quattro conferenze sull'Anticristo che il miliardario a capo di Palantir dovrebbe portare a Roma tra domenica e mercoledì. Una smentita arrivata dal rettore magnifico Thomas Joseph White dopo indiscrezioni insistenti che indicavano proprio la struttura dei domenicani come sede delle sue lezioni anti-woke. Eh sì, perché nelle sue conferenze incentrate sulle "dimensioni teologiche e tecnologiche dell'Anticristo" il fondatore di PayPal è solito mescolare filosofia e attualità, individuando, ad esempio, in Greta Thunberg e nell'ambientalismo una sorta di anticipazione dell'Armageddon. Questo almeno è quanto è trapelato dai precedenti a San Francisco: a chi partecipa, infatti, è vietato registrare o trascrivere quanto Thiel dice. Il miliardario è ritenuto controverso da una parte dell'opinione pubblica mondiale per la sua vicinanza con l'amministrazione Trump. Fortissimo è il legame con il vicepresidente JD Vance che proprio grazie a lui scoprì l'apologeta del cristianesimo René Girard e decise di convertirsi al cattolicesimo nel 2019. Secondo indiscrezioni di ieri, però, Thiel sarebbe controverso anche per Leone XIV che perciò sarebbe intervenuto personalmente con i domenicani tramite il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin per far cancellare le prenotazioni all'Angelicum. Se così fosse, Prevost sembrerebbe aver ricambiato in qualche modo le "carinerie" che il miliardario-filosofo gli avrebbe riservato nel corso delle sue lezioni di San Francisco. Tra le fughe di notizie era circolato anche un passaggio in cui Thiel ammetteva di aver suggerito a Vance di ignorare le obiezioni morali del Papa sull'intelligenza artificiale. Difficile se non impossibile accertare la veridicità sia dell'una che dell'altra. Di certo Prevost e Thiel appaiono due statunitensi (anche se uno un po' latinoamericano e l'altro di origine tedesca) su posizioni opposte, seppur uniti dalla passione per la teologia.











