Un magistrato insulta un colonnello della guardia di finanza e tuttavia la sua carriera continua a procedere senza ostacoli. È quanto emerge da una delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura ha riconosciuto la settima valutazione di professionalità, l'ultima e la più importante, soprattutto sotto l'aspetto economico, al pm triestino Federico Frezza. Una decisione che solleva forti interrogativi sulla reale "incisività" del sistema disciplinare della magistratura. La vicenda inizia qualche anno fa, quando il magistrato, accompagnato in auto da un assistente della Polizia di Stato, si dirige verso la Direzione investigativa antimafia, allora comandata da un colonnello delle Fiamme gialle. Senza alcun motivo apparente, il pm inizia a criticare duramente il colonnello, affermando che "non aveva mai concluso niente durante la sua permanenza a Trieste" e che "scriveva come un alunno di quinta elementare", aggiungendo poi di non voler più lavorare con lui. Parole che non rimangono nel chiuso dell'abitacolo in quanto il poliziotto decide di riferire tutto all'ufficiale della gdf. Ne nasce un procedimento disciplinare nel quale il magistrato è accusato di "condotta gravemente scorretta nei confronti di un appartenente alla polizia giudiziaria", e al termine del quale viene punito con la sanzione della "censura", la più lieve. Ci sarebbe anche il trasferimento d'ufficio, ma quello viene annullato dalla Cassazione.
Giustizia, gli intoccabili tra le toghe: il pm di Trieste insulta un finanziere ma il Csm lo salva
Un magistrato insulta un colonnello della guardia di finanza e tuttavia la sua carriera continua a procedere senza ostacoli. È quanto emerge da...








