A pochi giorni dal referendum, torna a far discutere un caso accaduto davanti alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. La vicenda riguarda l’ex procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e la magistrata antimafia Alessia Sinatra. I fatti risalgono al dicembre 2015, quando i due si trovavano a Roma per un congresso dell’Anm. Rientrati in albergo, Creazzo si avvicinò di scatto alla collega lungo il corridoio. Il procuratore - ricostruisce Il Tempo - iniziò ad abbracciarla e a toccarle il seno, con tentativi ripetuti di baciarla in bocca e insistenti pressioni affinché entrasse nella sua stanza. La magistrata riuscì a fuggire a rifugiarsi in camera dove ad attenderla c'era la sorella. Nei confronti di Creazzo si aprì allora il disciplinare.
Per il Csm la sua condotta integrava il reato di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis del codice penale, punito fino a 12 anni di prigione, pur non essendo stato possibile procedere penalmente per mancanza di querela. Ecco allora che il procedimento si chiuse con la sanzione della perdita di due mesi di anzianità di servizio. Prima però che il Csm arrivasse a riconoscere la responsabilità di Creazzo, sotto procedimento disciplinare era finita la stessa Sinatra, la stessa che aveva denunciato le molestie.













