Le parole di Nicotra, peraltro misurate e giuridicamente fondate, hanno avuto il merito - o la colpa, agli occhi deivertici-di rompere un tabù: mettere in discussione la narrazione allarmistica costruita in questi mesi contro la riforma della giustizia sostenuta dal governo di Giorgia Meloni. Nessun attentato all’indipendenza della magistratura, nessuna subordinazione all’esecutivo, ma anzi un possibile rafforzamento della terzietà del giudice attraverso la separazione delle carriere. Una posizione legittima, argomentata, e soprattutto coerente con una visione non ideologica del sistema. Eppure, la reazione interna è stata durissima. I vertici del gruppo hanno immediatamente stigmatizzato la consigliera, precisando che quelle opinioni erano «esclusivamente personali» e non allineate alla linea ufficiale. Un riflesso che ricorda più la disciplina di partito cheilconfronto tra magistrati. Il messaggio comunque è chiaro: dentro Magistratura indipendente il dissenso non è più tollerato come fisiologico, ma viene trattato come una deviazione da correggere. Non conta la qualità delle argomentazioni, né il ruolo istituzionale di chi le esprime.
Magistratura indipendente. Bacchettate a chi dissente
Guai a contraddire la dirigenza del gruppo. È diventato un caso l'intervista rilasciata ieri al Corriere di Bernadette Nicotra, consigliera...







