Il 99% dei giudici e dei pm italiani riceve una valutazione di professionalità positiva da parte del Csm. Anzi, un po’ di più. (...) I dati sono nella risposta data dal ministro Carlo Nordio a un’interrogazione del forzista Enrico Costa: dicono che dei 9.797 magistrati ordinari valutati tra il primo gennaio del 2021 e il 21 ottobre del 2025 ai fini della progressione in carriera, il 99,2% ha ottenuto una valutazione positiva, lo 0,3% non positiva e lo 0,5% negativa. Todos caballeros, olè. La valutazione avviene ogni quattro anni. Parte dal capo dell’ufficio, passa per il Consiglio giudiziario distrettuale e si conclude con la delibera del Csm. Vengono giudicati capacità, laboriosità, diligenza e impegno. Carriera e stipendio procedono normalmente solo per chi ottiene la sufficienza in tutti i parametri. Ma per capire quale sia il valore reale di questa promozione in massa bisogna leggere quei giudizi, entrare nei dettagli.

Pochi giorni fa il sottosegretario Alfredo Mantovano, spiegando le ragioni della riforma a un convegno organizzato da associazioni cattoliche, aveva illustrato tre casi: magistrati che hanno depositato pile di sentenze con anni di ritardo o si sono “dimenticati” imputati in carcere per centinaia di giorni, eppure hanno ottenuto valutazione positiva. Ce ne sono molti altri. Non è questione di singoli nomi: è il quadro complessivo che risulta incomprensibile. Lontano sia dal senso comune dei cittadini, che con le loro tasse finanziano il sistema giudiziario, sia dai criteri di efficienza usati nelle grandi organizzazioni. Come se l’obiettivo, anziché individuare i problemi e risolverli, consistesse nel normalizzare le anomalie. Sopire, troncare. Alcuni esempi, tra i tanti. C’è il caso del giudice civile del tribunale di Firenze nei confronti del quale il Consiglio giudiziario di Firenze aveva dato parere non positivo, giudicandolo, a maggioranza, carente sul parametro della diligenza. L’organo distrettuale evidenziava dati «allarmanti», ossia «151 sentenze con ritardo eccedente il triplo del termine di legge (120 giorni) e ben 544 sentenze con ritardi maggiori e poche altre sentenze collegiali». Dal procedimento disciplinare nei suoi confronti, inoltre, erano emerse «586 sentenze civili monocratiche, con ritardi compresi tra 21 e 518 giorni, di cui 168 sentenze depositate oltre l’anno dalla scadenza dei termini».