Alberto Di Rubba, tesoriere della Lega, lei è “medaglia d’oro” di dossieraggio. Come si vive sapendo di essere costantemente spiati e scannerizzati... in cerca di qualcosa che poi non si trova?
«Una medaglia che purtroppo non celebra un traguardo, ma racconta un bersaglio. Si vive con un misto di incredulità e determinazione. Oggi possiamo dirlo senza giri di parole: sono la persona più “dossierata” d’Italia. Un dato che emerge dagli atti di quelle che finalmente sono diventate indagini sui casi Striano e Bellavia. Al centro ci sono centinaia di accessi ai miei dati personali, consultazioni ripetute, informazioni riservate estratte da banche dati dello Stato. Per anni qualcuno ha parlato di vittimismo. Oggi sappiamo che non era così. Era un sistema. La cosa più pesante non è solo difendersi in tribunale. È vedere il proprio nome associato ogni giorno a un sospetto. È leggere ricostruzioni minuziose su conti correnti, segnalazioni, dati che non avrebbero mai dovuto circolare. I dossieraggi non sono una questione astratta. È vita reale. È reputazione. È dignità. Ho sempre affrontato tutto nelle sedi opportune convinto che la verità prima i poi emerga sempre. Oggi sappiamo chiaramente che mentre io mi difendevo, qualcuno è accusato di aver utilizzato strumenti pubblici come armi politiche».










