«Mi permetta: io sono stato nell’organo di autogoverno - lo sa? - della giustizia amministrativa». Come dire: caro Bruno Vespa, lei lo sa con chi sta parlando? Studio di Cinque minuti, su RaiUno, mercoledì sera. Da una parte Bruno Vespa, dall’altra lui, Giuseppe Conte. Il presidente del M5S che per una sera torna avvocato, giurista per eccellenza, professionista che non teme rivali sui temi della giustizia. «Lei non mi ha ascoltato: la separazione delle carriere esiste già», sentenzia l’ex premier di fronte a un Vespa sbigottito. Il conduttore di Porta a Porta lo corregge «delle funzioni...»- ma Conte va come un treno e per non rischiare butta la palla in tribuna: «E sono funzioni, etc. Allora se... allora le rispondo in altro modo: oggi abbiamo un Csm e qui questo governo lo divide per indebolirlo in tre organi». Ecco, in questo scambio di battute c’è tutta la campagna elettorale del presidente M5S sul referendum: vanità, battute populiste e, tanta e voluta, imprecisione. Solo nelle ultime 48 ore, tra lo studio della Rai e piazza del Popolo, dove ha partecipato alla manifestazione di chiusura delle iniziative del “Comitato della società civile per il No” insieme agli altri leader della sinistra, Conte ha messo in fila una quantità di bufale niente male.