Washington sviluppa software capaci di scandagliare milioni di vulnerabilità nelle reti cinesi per preparare eventuali operazioni militari. Ma lo scontro con i colossi della Silicon Valley apre un fronte etico e strategico

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Il Pentagono vuole integrare l’intelligenza artificiale nelle operazioni cibernetiche offensive contro la Cina. L'obiettivo degli Usa? Creare strumenti avanzati capaci di mappare, analizzare e, in caso di necessità, penetrare le infrastrutture critiche di Pechino. Ci sarebbero piani strategici in fase di sviluppo, mentre il Dipartimento della Difesa starebbe effettuando dialoghi serrati con i colossi del settore tech, proprio per implementare sistemi di ricognizione automatizzata. Questi software dovrebbero essere in grado di scandagliare le reti elettriche, i sistemi di distribuzione idrica e le dorsali digitali della Cina alla ricerca di vulnerabilità software, trasformando ogni falla di sicurezza nemica in un potenziale punto di leva strategica in caso di conflitto militare.La strategia degli UsaSecondo quanto riportato dal Financial Times, il Pentagono vorrebbe superare il limite umano, spesso troppo lento nel setacciare la vastità delle reti avversarie. L’Ia, infatti, permetterebbe di testare milioni di "porte" digitali contemporaneamente, operando come un ladro instancabile che cerca l’unica serratura lasciata aperta.Il paragone, come suggerito da Dennis Wilder, ex capo dell'analisi sulla Cina presso la Cia, è eloquente: l’automazione consente una mappatura dei bersagli incredibilmente più efficiente rispetto alle tecniche tradizionali.Ma come funziona questa strategia? Il fulcro del piano è integrare la "capacità di infiltrazione" direttamente nella pianificazione bellica statunitense, permettendo ai comandi militari di disporre di un arsenale cyber sempre pronto all'uso, capace di degradare le difese nemiche prima ancora che il primo missile venga lanciato. "È come un ladro che di notte prova a forzare la porta d'ingresso di una casa finché non ne trova una aperta", ha affermato Wilder. "L'hacking informatico assistito dall'intelligenza artificiale può aumentare esponenzialmente il numero di porte testate e quindi consentire una mappatura molto più efficiente e accurata degli obiettivi da selezionare", ha concluso l'esperto al FT.L'importanza dell'IaIl suddetto slancio tecnologico sta però innescando un delicato braccio di ferro (e pure inedito) tra il governo statunitense e la Silicon Valley. Se, infatti , da un lato il segretario alla Difesa Pete Hegseth preme per un accesso senza restrizioni a modelli di Ia generativa per usi definiti "leciti", dall’altro i giganti tecnologici - tra cui OpenAI, Google e in particolare Anthropic - mostrano forti resistenze etiche.