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9 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:21

L’espressione “salsicce da battaglia” venne coniata dall’immaginifico scrittore francese Louis-Ferdinand Céline che, pur essendo fascista antisemita (per davvero non alla Gasparri-Del Rio che vorrebbero affibbiare tale odioso epiteto a chiunque critichi Israele), diede vita in Viaggio al termine della notte a un’appassionante perorazione contro l’insensatezza da guerra. Questa espressione coglie a mio avviso in modo molto efficace la condizione, davvero poco invidiabile, dei cittadini di uno Stato che sta per essere risucchiato in una guerra mondiale. Vale a dire la nostra condizione odierna.

Occorre aggiungere che, rispetto all’epoca in cui scriveva Céline le guerre sono divenute molto più devastanti e la tendenza è chiaramente quella al coinvolgimento crescente delle popolazioni civili in qualità di vittime, esasperato ovviamente dalle armi di distruzione di massa, soprattutto quella nucleare, usata finora sul terreno solo dagli Stati Uniti d’America ad Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945. Peraltro la situazione è paradossale perché la guerra mondiale si avvicina, ma i nostri sedicenti governanti svolgono un ruolo del tutto passivo, che nondimeno configura, come nel caso del genocidio palestinese, una grave complicità, stavolta nel crimine di aggressione nei confronti dell’Iran, di cui si sono resi colpevoli i nostri “alleati” (ma il termine giusto è “padroni”) statunitensi ed israeliani.