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I giudici: "Entro un anno la riforma". L'Inps stima un costo di 15 miliardi
La Corte costituzionale accende ancora i riflettori su una questione che da anni accompagna il dibattito nella Pa: i tempi di pagamento del trattamento di fine servizio (Tfs), il Tfr dei dipendenti pubblici. Con l'ordinanza numero 25 i giudici hanno scelto una strada prudente ma chiara, concedendo al Parlamento un anno per trovare una soluzione strutturale che superi l'attuale sistema di differimento e rateizzazione. Un passaggio che, nei fatti, rinvia la palla nel campo della politica, chiamata a costruire una riforma sostenibile senza produrre scossoni ai conti dello Stato.
La Consulta, infatti, non ha dichiarato immediatamente incostituzionale la normativa. C'è consapevolezza, infatti, dell'impatto che una cancellazione immediata delle regole attuali avrebbe sui bilanci pubblici. Secondo i calcoli presentati dall'Inps nelle memorie depositate davanti alla Corte, l'eliminazione dei meccanismi di rinvio potrebbe comportare costi rilevanti per la finanza pubblica. Gli avvocati dell'istituto previdenziale hanno parlato di circa 4,2 miliardi di euro se si eliminasse il differimento della prima rata, di 11,6 miliardi senza il sistema di rateizzazione e fino a 15,6 miliardi nel caso in cui venissero cancellati entrambi i meccanismi.






