“Sbaglia destinatario, si rivolga a Palazzo Chigi”. “Non mette a fuoco i problemi reali del sistema giudiziario”. “Un attivismo che è anche un segnale politico”. La lettera di Marina Berlusconi a Repubblica accende le reazioni delle opposizioni.

Nell’intervento, commenta la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga, “resta inevasa la domanda più semplice e più importante: questa riforma cambierà davvero qualcosa nella vita dei cittadini e delle imprese, nei tempi e nella qualità della giustizia?”. La risposta è no, dice la dem: “Non agisce sui problemi concreti che ogni giorno rendono più difficile ottenere giustizia. È questo il punto che manca nella riflessione”. E se la presidente di Mondadori afferma che “il punto cruciale” del disegno di legge costituzionale è “la creazione di un netto argine all’influenza della politica all’interno del Csm, l’organo di autogoverno delle toghe”, la presidente dei deputati Pd replica che “le degenerazioni vanno affrontate, certo, ma non limitando l’autonomia dei magistrati, né aumentando il controllo su di loro”.

Per Debora Serracchiani, la responsabile Giustizia del partito, Marina Berlusconi, semplicemente, “sostiene la riforma del padre”. Non regge dunque, secondo la deputata, il tentativo dell’imprenditrice di ricondurre il disegno del governo alla necessità che “giustizia e politica debbano correre su binari ben distinti”: “Al di là dei proclami e degli aggettivi – spiega Serracchiani – è una riforma che riduce l'indipendenza della magistratura e crea le condizioni per un controllo della politica sui pm e sui giudici”. E no, rincara, se vincesse il sì, non sarebbe una “grande vittoria degli italiani”, come dice la presidente di Fininvest: “È una riforma non pensata per i cittadini ma per i potenti. Una riforma che aumenta le disuguaglianze sociali, contro la Costituzione”.