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Ultimo aggiornamento: 19:08
“L’argine all’influenza della politica all’interno del Csm è il sorteggio”, ha scritto Marina Berlusconi nella lettera affidata a Repubblica. Ma certo non ha attribuito l’idea a suo padre. Sarebbe stato difficile visto che giusto nel 2010, quando Silvio Berlusconi era premier e Guardasigilli Angelino Alfano, l’Italia era tra i paesi europei che a Bruxelles sottoscriveva una storica Raccomandazione intitolata così: “Judges: independece, efficiency and responsibilities”. Al punto 27, parlando dei Consigli di giustizia, come il nostro Csm, era possibile leggere questa frase: “Almeno la metà dei membri di tali consigli devono essere i giudici scelti da parte dei loro colleghi di tutti i livelli del sistema giudiziario e nel rispetto del pluralismo all’interno del sistema giudiziario”.
Era il 17 novembre del 2010. Agli atti non resta traccia di un dissenso italiano sulle raccomandazioni della Ue. Quattro anni prima, quando il Cavaliere si lancia, poi sconfitto, nella riforma costituzionale, tra le modifiche all’articolo 104 sul Csm si può leggere solo il nuovo sistema d’elezione dei laici “per un sesto dalla Camera e per un sesto dal Senato federale della Repubblica”. Parità di rappresentanza tra laici e togati dunque, ma niente sorteggio. L’unico sorteggio che piaceva a Berlusconi era quello delle squadre che incontrava il suo Milan nelle coppe europee quando che vinceva di continuo.










