TREVISO - Stop all'uomo solo al comando. Dietro alla proposta di modifica dello statuto avanzata da Asco Holding, ci sarebbe una sorta di esasperazione dei soci. È quanto fa filtrare il vertice della società che annovera come azionisti 77 Comuni delle province di Treviso, Belluno, Pordenone e Venezia più nove soci privati che detiene la maggioranza della multiutility trevigiana Ascopiave. Da sei anni, stando a questa chiave di lettura, numerosi soci chiedevano una maggiore separazione dei poteri nella governance della capogruppo. Poteri che, attualmente, convergono nella persona di Nicola Cecconato: presidente, amministratore delegato e direttore generale.

Quindi nessuno scalpore, si sostiene negli ambienti della Holding, dovrebbe destare la proposta di modifica allo statuto firmata dal presidente del cda di Asco Holding, Graziano Panighel. Che, di fatto, renderebbe incompatibili le cariche di amministratore delegato e direttore generale, impedirebbe la scelta del dg tra i membri del Consiglio e non consentirebbe al presidente di ricevere deleghe. Scenario che, inevitabilmente, è stato letto come l'assalto al «plenipotenziario» Cecconato. Interpretazione che in Asco Holding cercano di allontanare. Nessun blitz, nessuna operazione politica, nemmeno una valutazione sull'amministrazione, e tanto meno sulla persona. Semplicemente, l'intento è «sanare quella che era un'anomalia», ridurre la concentrazione dei poteri in capo a un'unica persona, distribuendola tra una pluralità di soggetti. Una richiesta, si fa sapere, avanzata più e più volte, da sei anni a questa parte, ma che non avrebbe mai trovato "terreno fertile" per essere portata a compimento.