Tocca di nuovo ai chip. Le tensioni per la guerra esplosa in Iran, rischiano di mettere nuovamente all’angolo uno dei settori geo-strategici più importanti, ma evidentemente anche più fragili: quello dei semiconduttori. Ed è un rischio dal sapore diverso, stavolta. Perché se la crisi dei chip vissuta nel periodo post-pandemia mise a repentaglio le industrie dei prodotti tech e soprattutto quella delle automobili, stavolta la carenza di semiconduttori potrebbe abbattersi immediatamente contro un settore in pieno boom: quello dell’intelligenza artificiale.
Il primo segnale è arrivato dal Qatar. Dopo un attacco iraniano al complesso energetico di Ras Laffan (uno dei più grandi hub mondiali per l’esportazione di gas naturale liquefatto) si sono fermati anche gli impianti che producono elio, che del gas naturale è un sottoprodotto.
Conosciuto da tutti come il gas che tiene in aria i palloncini alle feste di compleanno, l’elio è in realtà un gas industriale fondamentale per la produzione di chip. Nelle famose Fab (le fabbriche dei semiconduttori), viene usato per stabilizzare le temperature durante i processi di produzione, che avvengono in ambienti estremamente delicati (le clean room) dove anche una minima contaminazione può compromettere interi lotti di wafer.














