Sequestrati, minacciati di morte e torturati in videochiamata, mentre le famiglie, costrette ad assistere, terrorizzate cercano di mettere insieme i soldi per il riscatto. Non in Libia, ma a Trieste dove per la prima volta sono stati condannati due degli uomini della rete ombra dei traffici sulla rotta balcanica.

Una realtà frammentata, sconosciuta e diventata sempre più determinante da quando le frontiere, incluso all’interno dell’Ue, sono state chiuse e i controlli sui transiti sono diventati più duri e capillari. I flussi però – racconta chi le frontiere le riesce a valicare – non sono spariti. Sono solo diventati più nascosti e più esposti a chi la rotta balcanica l’ha trasformata in un business. Violentissimo.

Lo sanno i tre ragazzi indiani che nel settembre 2024 sono stati sequestrati in un appartamento a Trieste. Picchiati, terrorizzati, minacciati con un coltello, sono stati salvati dalla Squadra mobile grazie alla segnalazione di una donna, residente in Lombardia, che dal gruppo che li teneva prigionieri aveva ricevuto una richiesta di riscatto. Gli uomini che minacciavano di ucciderli se il pagamento di 15mila euro non fosse arrivato adesso sono stati all’epoca arrestati e ieri stati condannati.