Tra i protagonisti di questi primi giorni di guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran dall’altra ci sono sicuramente i droni Shahed. Ai bombardamenti dei primi contro edifici istituzionali, siti militari e strutture civili è seguita una rappresaglia di Teheran che ha visto centinaia di droni low-cost sviluppati negli ultimi anni per far fronte alla scarsa disponibilità di missili di qualità. Numerosi paesi del Golfo in questi giorni sono stati sorvolati e colpiti da questi droni, anche perché abbatterli non è così facile e richiede l’utilizzo di missili molto costosi, in grado di intercettarli e abbatterli.Ecco perché negli ultimi giorni il presidente statunitense Donald Trump, così come le autorità di alcuni paesi che si affacciano sul golfo Persico, si sono rivolti all’Ucraina per un supporto. L’offensiva russa iniziata nel 2022 si è contraddistinta sempre più per l’utilizzo dei droni di fabbricazione iraniana e Kyiv ha sviluppato tecnologie senza eguali per intercettarli e abbatterli mantenendo i costi contenuti. Ora, con una nuova guerra che tiene mezzo mondo con il fiato sospeso, questa expertise ucraina diventa strategica, quasi imprescindibile. Per il blocco occidentale schierato contro l’Iran, ma anche per l’Ucraina stessa, che mira a mettere a disposizione le sue competenze in cambio di un maggiore sostegno militare contro la Russia.“La tecnologia ucraina è pronta per l’utilizzo anche nell’area del Golfo ma perché ciò avvenga servirà tempo”, spiega a Wired Federico Borsari, analista esperto di sistemi senza pilota del Center for European Policy Analysis (Cepa).La guerra dei cieli, tra missili dei droniA una settimana dall’inizio dell'attacco israelo-statunitense all’Iran, quest’ultimo si è reso protagonista del lancio di 158 missili balistici, 798 missili e oltre 2mila droni. Proprio i droni, denominati Shahed (che in arabo vuol dire “testimone”, “martire”), si sono presi la copertina in questi giorni per l’estensione di paesi e per gli obiettivi-simbolo su cui si sono abbattuti. Non c’è stato solo Israele nel mirino iraniano, ma anche numerosi stati del Golfo, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti, dal Kuwait al Bahrain, fino all'Azerbaigian e – perfino – all’Unione europea con Cipro.La gran parte di questi lanci, diretti perlopiù verso strutture strategiche come basi militari Usa, raffinerie e radar dei sistemi di difesa, sono stati intercettati grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi armamenti messi in campo dagli Stati Uniti e dai paesi alleati. Alcuni però, in modo più scenografico che altro, hanno raggiunto gli obiettivi o hanno colpito strutture come hotel o altri complessi sconnessi dalla logica militare. L'Iran non è nuovo all'utilizzo di droni e punta su questa tecnologia da decenni per compensare le carenze che aveva e che tuttora mantiene a livello di forze convenzionali. I droni Shahed, il cui costo oscilla solo tra i 20mila e i 40mila euro, sono stati sviluppati in modo massiccio negli ultimi anni con l’obiettivo di disporre di strumenti bellici offensivi a basso costo, compensare le debolezze strutturali del proprio arsenale e puntare sulla strategia della saturazione, con il lancio di sciami di droni che tengono impegnate e stancano le difese aeree nemiche, impossibilitate a intercettare ogni singolo dispositivo.L’offensiva a base di droni che sta mettendo in atto l’Iran in questi giorni rimanda, come anticipato, a un’altra guerra: quella tra Russia e Ucraina. Mosca, con il passare del tempo, ha notevolmente incrementato il lancio di droni contro il territorio ucraino, droni peraltro comprati proprio dall’Iran, riconvertiti con il nome di Geran e, ultimamente, prodotti autonomamente a partire proprio dai prototipi iraniani. Secondo i dati resi noti dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, solo nell’ultimo inverno la Russia ha lanciato oltre 14.670 bombe aeree guidate, 738 missili e quasi 19.000 droni d'attacco. Nel mese di gennaio il Cremlino avrebbe lanciato oltre 140 droni al giorno contro il territorio ucraino.Expertise ucrainaSe all’inizio l’esercito dell’Ucraina si è trovato impreparato, con il passare del tempo ha sviluppato un’expertise notevole nell’abbattere e nell’intercettare questi droni. Sono diversi i modi con cui l’Ucraina ha imparato a intercettare gli attacchi russi. Al di là dei metodi più rudimentali, come i tunnel di reti da pesca eretti a protezione delle strade, ci sono sicuramente strategie tradizionali come i sistemi missilistici guidati terra-aria Patriot, che però costano tantissimo. A questo si aggiungono le mitragliatrici montate sui pick-up e le ricognizioni attraverso mezzi aerei come gli elicotteri. A fianco di questi, per abbattere i costi ed aumentare l’efficacia difensiva, l’Ucraina ha sviluppato anche nuove tecnologie.Da una parte la cosiddetta guerra elettronica, che ha permesso per esempio di manomettere i segnali Gps dei droni lanciati dalla Russia, dall’altro lo sviluppo di droni intercettori, piccoli, veloci ed economici dispositivi caricati di esplosivo con cui rincorrere e colpire i droni russi in volo. Startup, fondazioni e istituti di ricerca hanno sviluppato, spesso con il sostegno internazionale, droni molto simili tra loro con nomi come Sting, Octopus-100, Sokyra, Strila e lo storico degli ultimi mesi ne ha mostrato il successo, con un terzo degli attacchi russi neutralizzati proprio grazie a queste nuove, più economiche tecnologie. L’Ucraina, insomma, è diventata il paese più all’avanguardia al mondo nello sviluppo di sistemi antidroni. E oggi le sue competenze hanno suscitato l’interesse dei paesi coinvolti nel conflitto in Iran.“È vero che alcuni droni iraniani hanno eluso i sistemi di difesa però è anche vero che la stragrande maggioranza dei droni e dei missili è stata intercettata e non ci sono evidenze empiriche che questo sia avvenendo esclusivamente con i sistemi antimissile Patriot”, sottolinea Federico Borsari, analista esperto di sistemi senza pilota del Center for European Policy Analysis (Cepa). “Gli Stati Uniti hanno testato e messo a livello operativo una grande varietà di sistemi antidrone negli ultimi anni molto più economici rispetto ai sistemi di difesa tradizionali. Il grande volume di droni in arrivo in questi giorni – continua Borsari – ha probabilmente fatto rendere conto che tali sistemi non sono sufficienti e questo fa entrare in gioco l’Ucraina e le sue tecnologie”.A differenza dei primi giorni di guerra, con il passare del tempo il lancio di missili balistici e droni dall’Iran è diminuito drasticamente a causa degli attacchi contro i siti militari del paese che hanno complicato l’offensiva. Il lancio di droni, in particolare, è calato del 73% dall’inizio della guerra. Ma l’arsenale iraniano resta ancora molto ampio, nell’ordine delle decine di migliaia di altri dispositivi, e l’aiuto dell’Ucraina può rivelarsi prezioso. “L'Ucraina ha sviluppato non solo le tecnologie ma anche tattiche e approcci molto flessibili alla missione di contrasto dei droni – continua Borsari –. La tecnologia è pronta per essere utilizzata anche altrove però questo non può avvenire dall’oggi al domani. Se anche si raggiungesse un accordo con i paesi del Golfo, occorrerebbero dei tempi di addestramento e poi servirebbe installare i sistemi ucraini nelle strutture di comando e controllo dei paesi del Golfo e degli Stati Uniti”.Già da tempo l'Ucraina sta cercando di standardizzare i propri sistemi in chiave di interoperabilità e questo potrebbe aiutare a ridurre i tempi in caso si volesse adoperarli anche in altri paesi. “Un uso quasi immediato delle tecnologie ucraine contro l’Iran richiederebbe però l’invio di squadre di operatori ucraini, dunque già formati ed esperti, nei paesi interessati del Golfo”, conclude Borsari. Un'ipotesi poco realistica dal momento che il presidente ucraino Zelensky, pur aprendo alla collaborazione nel campo dei sistemi anti drone, ha sottolineato che questa non dovrà distogliere risorse dalle difese del paese.Lo scambio di strumenti e competenzeLa guerra con l’Iran, infatti, rischia di far tornare, ancora una volta, in secondo piano l’aggressione russa all’Ucraina e l’expertise nel campo dei droni può assumere un valore strategico nella logica del dare qualcosa per ottenere qualcos’altro. Non è un caso che, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Reuters, Zelensky abbia messo sul tavolo le tecnologie ucraine reclamando, in cambio, la fornitura di missili balistici.Zelensky ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno chiesto l’aiuto dell’Ucraina contro l’offensiva di droni iraniana: "Ho dato disposizioni affinché vengano fornite le risorse necessarie e che siano presenti specialisti ucraini per garantire la necessaria sicurezza", ha aggiunto, mentre altre fonti hanno rivelato che la stessa richiesta sia arrivata anche dal Qatar, tra i paesi più colpiti da droni di Teheran negli ultimi giorni. Zelensky ha poi accennato a colloqui con Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Giordania e Kuwait.Il punto è che la difesa dai droni iraniani in Medio Oriente, finora, è avvenuta perlopiù attraverso l’utilizzo di sistemi PAC-3 Patriot di fabbricazione statunitense, che hanno costi che vanno fino a quattro milioni di dollari. Troppi rispetto agli Shahed iraniani, che valgono poche decine di migliaia di euro e arrivano a frotte, richiedendo un esborso eccessivo.Ecco perché le tecnologie sviluppate dall’Ucraina negli ultimi anni potrebbero rivelarsi utili per neutralizzare in modo ancora più efficiente gli attacchi di Teheran. Kiev ha mostrato ampia disponibilità a collaborare. E non è un caso.
Perché ora è Trump a chiedere aiuto all’Ucraina contro i droni Shahed iraniani
L’Iran continua a lanciare sciami di droni a basso costo che in certi casi riescono a eludere i sistemi di difesa. Le tecnologie ucraine sviluppate negli ultimi anni potrebbero essere la carta vincente












