PORDENONE - L'orrore si è consumato nel silenzio dell'attico al settimo piano del condominio Brentella, in via Del Porto 7. Qui Mario Ruoso, 87 anni, storica anima del Garage Venezia e di TelePordenone, è stato travolto da una ferocia definita inaudita dagli inquirenti. A scoprire il corpo, nel primo pomeriggio dell'altro ieri, è stato il nipote Alessandro Ruoso, trovatosi di fronte a una scena oltre ogni immaginazione.
Crac di Telepordenone, nelle cessioni dei beni c'è il movente del delitto di Mario Ruoso
L'accesso a quell'ultimo piano è sbarrato dai sigilli della Questura, con i nastri gialli a segnare il confine di un delitto che ha sconvolto l'intera provincia. Davanti al condominio, ancora scosso e visibilmente provato, Alessandro Ruoso ha rilasciato alcune dichiarazioni quando ancora la confessione del colpevole era nell'aria ma non ancora ufficializzata, cosa che sarebbe avvenuta solo un istante dopo.
«Sono ancora incredulo, inizio solo ora a rendermene conto davvero», esordisce Alessandro con la voce segnata da una notte passata interamente in Questura. Mentre parla, il pensiero corre a Loriano Bedin, il collaboratore storico su cui si erano già addensati i sospetti degli inquirenti. Per il nipote, l'idea che l'assassino potesse essere proprio lui è un colpo durissimo: «Se fosse confermato che si tratta di un collaboratore storico, una persona fortemente vicina allo zio e a noi, per me sarebbe una doccia fredda. Risulterebbe davvero inspiegabile, perché mio zio l'ha sempre sostenuto e aiutato in tutto e per tutto. Non riesco nemmeno a ipotizzare un movente».














