Il mistero sulla successione al ruolo di Guida suprema dell'Iran cela un aspetto determinante per il regime: il controllo diretto ed esclusivo di un impero economico tra i più opachi e ramificati del Medio Oriente.

Si tratta del Setad (acronimo in farsi di 'Sede Esecutiva dell'Ordine dell'Imam'), una fondazione creata nel 1989 su ordine di Ruhollah Khomeini, il padre della Rivoluzione islamica, per amministrare le proprietà confiscate dopo la rivoluzione del 1979.

Negli anni, si è trasformata in un conglomerato esente dallo scrutinio del Parlamento o dei ministeri, così come qualsiasi altro organo sottoposto direttamente al Guida Suprema. Una gigantesca holding dei pasdaran che investe in quasi ogni settore dell'economia iraniana: immobiliare, telecomunicazioni, banche, assicurazioni, agricoltura, energia e industria.

Fu la Reuters, con un'inchiesta del 2013, a parlare per la prima volta della rete ombra che gestisce l'economia iraniana, riportando allora un valore di circa 95 miliardi di dollari.

Secondo il professor Meir Litvak, direttore del Centro per gli studi iraniani dell'Università di Tel Aviv, oggi le stime parlano di un impero economico che sfiora i 200 miliardi. "È paragonabile all'oligarchia russa che controlla le risorse dello Stato", dice Litvak all'ANSA. "De facto, in Iran operano due sistemi economici distinti: quello ufficiale dello Stato e quello parastatale legato direttamente alla Guida Suprema di cui il Setad rappresenta il cuore pulsante".