Dietro l’immagine austera che la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei, ucciso sabato scorso durante un’operazione militare congiunta di Israele e Stati Uniti, ha cercato di trasmettere nella sua vita, si celava uno dei capi di Stato più ricchi al mondo, al vertice di un impero finanziario tentacolare da decine e decine di miliardi di dollari. Al centro del sistema lasciato in eredità da Khamenei si trova una struttura occulta, denominata Setad, che in farsi sta per Setad Ejraiye Farmane Hazrate Emam, ossia «il quartier generale per eseguire gli ordini dell’imam», e detiene quote in quasi tutti i settori dell’economia nazionale: dalla finanza al petrolio, dal settore farmaceutico alle telecomunicazioni.
Per comprendere come Setad abbia costituito, per l’ex Guida Suprema iraniana, l’aiuto finanziario iniziale per stabilire il proprio potere, occorre risalire alla rivoluzione del 1979. In seguito al crollo dello scià, le élite benestanti fuggirono, lasciando dietro di sé un immenso patrimonio. Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1989, l’ayatollah Ruhollah Khomeini fondò Setad con una missione precisa: gestire e vendere i beni “abbandonati” dagli iraniani fuggiti all’estero dopo il 1979, per finanziare gli aiuti ai più bisognosi. Sebbene questo dispositivo dovesse durare solo due anni, Khamenei, diventato la nuova Guida Suprema dell’Iran, lo trasformò invece in una macchina economica che perdura ancora oggi: un capitalismo di Stato mascherato da fondazione religiosa. Il valore preciso di Setad è difficile da determinare a causa della segretezza che circonda i suoi conti.













