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Dalle proprietà confiscate dopo la rivoluzione al conglomerato Setad stimato in decine di miliardi di dollari: la rete economica che alimenta il potere di Ali Khamenei

Per oltre trent’anni l’ayatollah Ali Khamenei ha coltivato un’immagine pubblica di sobrietà religiosa, coerente con la retorica rivoluzionaria della Repubblica islamica. Questa realtà non ha impedito al leader supremo di accumulare quella che si stima essere una vasta fortuna privata e familiare compresa tra 100 e 200 miliardi di dollari. Diverse inchieste della stampa internazionale hanno descritto l’esistenza di un sistema economico opaco e vastissimo che ruotava attorno alla sua figura e alle fondazioni religiose sotto la sua influenza.

Il fulcro di questo apparato è il conglomerato noto come Execution of Imam Khomeini’s Order (EIKO), o Setad, nato alla fine degli anni Ottanta per amministrare proprietà confiscate dopo la rivoluzione del 1979. Secondo una lunga indagine pubblicata da Reuters, questa struttura controllerebbe asset per circa 95 miliardi di dollari, con partecipazioni che attraversano gran parte dell’economia iraniana, dalla finanza al settore farmaceutico, fino alle telecomunicazioni e al real estate.