BELLUNO - In cauda venenum. E a quanto pare, il veleno è quanto mai pungente tra Fondazione Milano Cortina 2026 e Dolomiti Bus, con una punta acida che rende tutto più difficile da mandar giù. Soprattutto a Olimpiadi finite. È un po' come il primo risveglio di primavera, sulle piste da sci, alla fine dell'inverno: la neve aveva ammantato tutto di bianco per mesi, coprendo sassi, gobbe del terreno, zone sconnesse; ma quando se ne va, torna tutto a galla.
E sembra essere così anche nei rapporti tra MiCo e l'azienda di trasporto pubblico locale bellunese. Finché c'erano i lustrini delle Olimpiadi a coprire tutto, nessun problema. Ma adesso, a tregua olimpica finita, emergono screzi imprevisti. A tal punto che la Fondazione organizzatrice dei Giochi chiede conto a Dolomiti Bus per un utilizzo definito scorretto del logo di MiCo e dei simboli olimpici di Milano Cortina 2026 sui mezzi che hanno portato in giro gli spettatori delle gare a Cinque Cerchi. E a questo punto non è affatto escluso che si accompagni anche una richiesta di pagamento, visto che la contestazione è precisa e circostanziata: Dolomiti Bus – a detta di MiCo – avrebbe brandizzato i suoi mezzi (e quelli delle ditte in subappalto) con simboli che non dovrebbero essere associati a un utilizzo commerciale; e che quindi, se impiegati diversamente, sarebbero soggetti a qualche tariffa. Che sia questa la vera Legacy dei Giochi, quell'eredità olimpica di cui tanto si parla?








