L’annuncio della chiusura dello stretto di Hormuz da parte delle autorità iraniane non sappiamo se sia stato totale, parziale o solo annunciato. Poco rileva. Così come l’attesa della festa è essa stessa la festa (ricordate il Sabato del Villaggio di Leopardi?), nel caso in specie le compagnie assicurative hanno comunicato che non intendono farsi carico di eventuali danni derivanti dagli attacchi dei pasdaran. Quindi lo stretto è chiuso. Fine dei giochi.

La strategia iraniana di allargamento del conflitto è chiara. Non c’è paese che sia stato risparmiato: dall’Arabia Saudita al Qatar; dal Kuwait alla Giordania; dall’Iraq al Bahrain passando ovviamente per Oman, Siria, addirittura Cipro e soprattutto Israele. Teheran ci tiene a far sapere che nel caso dei paesi arabi l’attacco non è diretto a loro ma ad interessi statunitensi. Un po’ come dire ti do uno schiaffo ma solo perché capiscano gli altri. Il punto è che l’allargamento del conflitto è stato tale da investire come un treno direttamente, e addirittura, Cina e India. Lì non sono certo arrivati i droni iraniani; ma gli scossoni della guerra tutti!

La chiusura della raffineria araba di Ras Tanura, assieme alla collo di bottiglia di Hormuz finisce inevitabilmente per colpire Pechino prima ancora che l’Europa. L’Arabia Saudita può infatti far arrivare il petrolio diretto in Europa attraverso il suo oleodotto lungo 1.200 km che parte dal Golfo e sbuca nel Mar Rosso. Così evita anche il problema degli Houti che controllano l’ingresso nel Mar Rosso da sud. Ma abbiamo poco da gioire. Quel petrolio lo avremo certo; ma a caro prezzo. Per Cina e India invece si pone proprio un problema di approvvigionamento. Un buon 80% del petrolio che esce dal Golfo è infatti in Asia che è diretto. Stessa musica per quanto riguarda la produzione di Gas Naturale Liquefatto. Il Qatar annuncia lo stop di due siti. Qui il problema - se vogliamo - è pure più grosso. Primo perché quel gas serve anche all’Italia. Secondo perché dal Qatar arriva quasi il 30% del GNL che serve alla Cina. Terzo perché di tutti i paesi del Golfo, il Qatar è sempre stato quello più accomodante nei confronti di Teheran. In tal senso la strategia iraniana appare disperata. Modello “muoia Sansone e tutti i filistei”. E le sue casse piangono.