Imissili e lo stato di emergenza in Israele non fermano le celebrazioni per Purim, la festività ebraica iniziata lunedì sera, percepita come altamente simbolica nei giorni drammatici del confronto diretto tra lo Stato ebraico e l'Iran.

Purim (sorti) ricorda gli eventi narrati nel Libro di Ester nel regno di Persia, fatti risalire dalla tradizione ebraica a 2500 anni fa. Dalla minaccia di sterminio per i sudditi ebrei invocata da 'Amman il perfido', consigliere del re Assuero, alla gioia per la rivalsa grazie al contributo di Hadassa, nel pantheon delle epiche eroine ebraiche, che sotto mentite spoglie (Ester), riesce a diventare moglie del reggente e a ribaltare le sorti del popolo ebraico. Tradotto a oggi, sembra una honey trap del Mossad.

"Il Libro di Ester ci insegna che la responsabilità del nostro destino ricade prima di tutto nelle nostre mani: nel coraggio, nell'iniziativa, nell'unità e nella volontà di lottare per il nostro diritto a vivere qui, in libertà e in pace", ha detto in un passaggio del suo discorso il capo di stato maggiore Eyal Zamir nel giorno dell'inizio dell'operazione 'Ruggito del Leone'. In condizioni normali, è la festività più goliardica del calendario ebraico, una sorta di carnevale. Quest'anno però la maggior parte della gente ha accantonato i travestimenti più fantasiosi, le facce sono stanche, la voglia di festeggiare è bassa. Alcuni più impavidi spostano i festeggiamenti nei rifugi, ma perlopiù ci si ritrova negli spazi sicuri, parcheggi, stazioni dei treni, diventati ormai dimora fissa per chi non ha protezione in casa, per la tradizionale lettura della Meghillà (il rotolo in papiro) di Ester e per far distrarre i bambini, con le scuole chiuse per la guerra.