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3 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:30
Portarsi avanti, magari accelerando in quanto il lavacro rappresentato dal referendum contro gli odiati giudici – che all’inizio dell’operazione “Silvio lo vuole” sembrava a colpo sicuro – potrebbe rivelarsi una pozza avvelenata per il governo. Nonostante (o proprio per questo) le assicurazioni del batrace in doppiopetto, impegnato in un dire e disdire quotidiano che il gergo calcistico definirebbe autogol permanente in zona Nordio. Incubo altrettanto costante per la scalatrice di Palazzo Chigi e ormai preda di una dipendenza tossica da poltrona del potere che le ha azzerato ogni ricordo del percorso compiuto; di quello che diceva sull’intoccabilità del voto di preferenza quando rosolava alla fiamma, come del suo incrollabile sovranismo, svenduto per una battuta sul fisco quale “pizzo di Stato”. Gag molto apprezzata dagli evasori insieme ai condoni, meno dai poveracci; ma tanto gli sfigati non votano.
In questa crisi di nervi della posseduta con voce baritonale, dopo la rimembranza di un calpestatore seriale di regole quale il cumenda brianzolo che si comprò la Destra e a Giorgia insegnò l’uso delle calzature con rialzo per celare l’effetto nanismo, diventava indispensabile aggrapparsi agli insegnamenti dei suoi modelli vecchi e nuovi: il Marchese del Grillo e Donald Trump. Ossia la tracotanza “dell’io sono io e voi non siete”, aggiornata al dopo globalizzazione del “viviamo in un mondo governato dalla forza, dalla coercizione, dal potere”. Dunque, il via libera alla prepotenza. Iniziando con il rimaneggiamento della legge elettorale per sbarrare la strada all’alternanza a mezzo regole capestro. Ma il combinato tra messa in un angolo del potere giudiziario e varo di una legge truffa potenziata, non sembrerebbe sufficiente a placare la furia della solita puffetta mannara.







