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3 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:35
Quello che succede alla Fashion Week rimane alla Fashion Week. Il primato del made in Italy ce lo siamo lasciati scippare dai francesi e siamo scesi dal trono di cartapesta. Il made in France avanza e noi non abbiamo più la forza, né le risorse per combatterlo. Per farlo ritornare agli antichi fasti ci vorrebbe solo una Rivoluzione. Di costume. Per il momento assistiamo solo al malcostume, sotto il vestito l’ego distorto di cui Trump è il Global Ambassador.
I big della moda sono stati venduti, svenduti, trasferiti all’estero, alcuni chiusi definitivamente (vedi Krizia, Ferrè). Meno male che Prada ha comprato Versace e lo ha riportato in Italia. Il mercato del fashion made in Italy è in picchiata, vale oggi all’incirca 12 miliardi di euro, in calo dell’8,1% rispetto al 2019. Il mondo del lusso invece in Francia è una potenza globale, con un valore complessivo stimato intorno ai 150 miliardi di euro. I colossi francesi, il gruppo Lvmh di Bernard Arnault (il numero uno in assoluto) e il gruppo Kering di François Pinault si sono praticamente divisi il bottino delle eccellenze made in Italy (e ne cito solo alcuni: Fendi, Bulgari, Loropiana, Emilio Pucci, Gucci, Bottega Veneta, Pomellato, Brioni, Richard Ginori, Acqua di Parma…). 429 imprese italiane passate in mani straniere in un anno, ci informa Milena Gabanelli. Vengono dall’India, dal Qatar e dalla Thailandia non per comprare marchi consolidati. Loro si fanno il loro made in Italy. Lo producono qui nelle nostre filiere ma lo vendono nei loro paesi e non solo.






