di

Maria Teresa Veneziani

Il presidente di CNMI presentando la Milano Fashion Week Uomo: «La moda italiana ha chiuso il 2025 con un calo del 3,1% del fatturato, passando da 95.841 a 92.870 milioni del 2024. E' come avere perso un'industria»

Dal 19 al 23 giugno 2026 torna la Milano Fashion Week Men collection, che insieme con il Pitti Immagine uomo di Firenze (16-19) dà il via a quella che è riconosciuta come la settimana della moda maschile più autorevole al mondo. «E’ la forza di un sistema che deve stare coeso, oggi più che mai, e che chiama in causa anche il governo per dare una risposta forte a un momento difficile». Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana era stato il primo a lanciare l’allarme sulla crisi che stava investendo il sistema moda, ma ora - dice - serve un intervento concreto e rapido per aiutare le aziende a fronteggiare problemi derivanti da una situazione geopolitica senza precedenti. Apre la conferma stampa di presentazione della Milano Fashion Week che si è tenuta a Palazzo Morando snocciolando i numeri, per fare capire di che cosa si sta parlando: «La moda italiana ha chiuso il 2025 con un calo del 3,1% del fatturato, passando da 95.841 a 92.870 milioni di euro del 2024. «E' come avere perso un'industria», commenta il presidente e chiedendo al Governo interventi urgenti. «Siamo la seconda industria italiana, ma ci sono fattori come i dazi, il dollaro debole e la perdita di export verso la Cina che non dipendono da noi. Dobbiamo fare qualcosa come sistema e chiederemo al governo - insiste - misure specifiche sull'esportazione». Abbiamo due guerre e la crisi in Iran, per questo bisogna lavorare sul costo dell'energia e su interventi che favoriscano l'export». Anche perché la moda italiana vive di esportazione: 86.676 milioni di euro nel solo 2025, in calo del 4.9% sull'anno precedente. E per il 2026 è previsto un'ulteriore perdita del 1.5% dell'export, così come del fatturato.Ma non tutto è perduto. «Dipende da quanto dura la crisi nel Golfo, non solo per il costo dell'energia ma perché è un'area - osserva Capasa - dove la moda si muoveva bene. Se si trova una soluzione entro giugno potremmo finire l'anno in pareggio, al contrario, se la crisi perdura ci saranno danni evidenti». Per questo «dobbiamo pensare a come reagire come sistema, perché in questo momento l'esportazione va tutelata: non dimentichiamo che noi esportiamo il 90% dei nostri fatturati», ribadisce ricordando che se il saldo commerciale complessivo nel 2025 è stato positivo per 39 miliardi di euro, è tuttavia di 5 miliardi inferiore rispetto a quello del 2024 e «nel 2026 attendiamo una bilancia attiva di 37, quindi con una perdita di quasi 7 miliardi in due anni».