Anche i mercati, com’era prevedibile, sono finiti sotto attacco. Da una parte i timori sulla durata del conflitto e le sue conseguenze geopolitiche, dall’altra gli effetti concreti del conflitto, dal blocco dei voli alla chiusura di diversi impianti energetici colpiti dai missili iraniani. Un mix non graditissimo agli investitori.

Anche se, a guardar bene, la bufera sembra meno devastante di quanto ci si potesse aspettare. Le Borse, ovviamente, hanno accusato il colpo. Ma nulla di fatale. Madrid la peggiore, con un calo finale del 2,7%, seguita da Francoforte che ha perso il 2,6%, Parigi che ha ceduto il 2,1% e Milano l'1,9%. Londra ha segnato invece un calo dell'1,2% e Amsterdam di un punto percentuale, due listini dove l’energia e la difesa (settori per ovvi motivi in crescita) sono molt forti. In totale con l'indice Stoxx 600 dei principali titoli europei sono stati persi 314 miliardi di euro di capitalizzazione, di cui 17 a Piazza Affari. I venti di guerra, però, non sembrano essere arrivati a Wall Street, che ha visto il crollo inevitabile delle compagnie aeree e di crociera, ma ha cavalcato il rimbalzo delle big tech. Risultato, in serata si viaggiava sulla parità, con andamenti persino positivi per il Nasdaq. Anche l’oro, re dei beni rifugio che molti prevedevano alle stelle, è rimasto sostanzialmente stabile.