Siamo al quarto giorno di guerra sul fronte iraniano e l’opposizione italiana è entrata nella fase dell’avvoltoio. In commissione Esteri al Senato ieri abbiamo visto all’opera Giuseppe Conte, due volte presidente del Consiglio in una delle fasi politiche più tragicomiche della storia repubblicana, uno Zelig della politica, prima sovranista e «avvocato del popolo», poi improvvisamente democratico e di sinistra, infine demagogo del rottame pentastellato che ha sfasciato i conti pubblici italiani con il superbonus e il reddito di cittadinanza. Era l’occasione per svolgere un dibattito serio, informato, sulla crisi in Medio Oriente, ma a «Giuseppi» (così lo chiamò Trump in un epico tweet) e alla sua compagnia non interessa la geopolitica, tanto meno l’interesse nazionale, sono avvoltoi che volteggiano in aria sperando di avventarsi sulla preda, il governo, mentre infuria la guerra.

Conte ieri ha affermato che c’è un disegno per «garantirsi approvvigionamenti energetici secondo la legge più forte». Una balla colossale, gli Stati Uniti sono esportatori netti di gas e petrolio, ma i fatti nella realtà parallela dei pentastellati sono superflui. Lo spregevole calcolo dell’opposizione è quello di capitalizzare elettoralmente (si vota l’anno prossimo) la paura della guerra e per farlo sono disposti a tutto, anche a tradire la storia, fino sganciare l’Italia dall’Occidente, con una campagna che nel conflitto in Ucraina fa il gioco della Russia e in Medio Oriente favorisce la dittatura di Teheran. Tutto all’ombra della Cina che, silente, aspetta il momento propizio per assaltare Taiwan mentre costruisce un’armata hi-tech che minaccia l’ordine liberale. D’altronde, fu Conte ad aprire le frontiere della nostra nazione ai cinesi e ai russi nel momento della sua fallimentare gestione dell’emergenza pandemica innescata dal virus di Wuhan. Lo stesso film lo abbiamo visto con il blitz americano in Venezuela e l’arresto di Nicolas Maduro e, prima di quanto si immagini, la sceneggiatura delle vedove delle dittature sarà replicata con la caduta di Cuba.