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Giuseppe Conte è stato l’unico a non firmare la mozione unitaria sull’Iran, uno dei pochi atti bipartisan di questa legislatura. Si asterrà di fronte alla Tien-Ammen iraniana col pretesto che non c’è la contrarietà preventiva all’intervento militare americano. Insomma, come sempre prevale la logica di distinguersi, in chiave molto domestica. Ma oggi sarà in piazza col Pd, e il Pd invece di dire «ma che bella faccia di bronzo», lo accoglie a braccia aperte.

Conte, come al solito, ha approfittato del decreto Ucraina per fare lo show contro le armi a Kiev. E il Pd, come al solito, metabolizza tutto, fischietta, rimuove testardamente. Se vai al governo e non hai una politica estera? Che vuoi che sia, parliamo d’altro. È il principale terreno della sfida a Trump su cui si giocano i destini del mondo? Rifugiamoci su Instagram a parlare di sanità. Olè. Peccato, perché proprio quello che sta combinando Trump in giro per il mondo consentirebbe di ricollocare, anche nel racconto, il tema armi e sicurezza in chiave diversa. È evidente che investire in sicurezza significa rispondere alla sfida esistenziale posta da Trump che conosce solo i rapporti di forza. È una cosa di sinistra.