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2 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:46

La protesta dei lavoratori Natuzzi, che stamattina sono arrivati a Roma per manifestare sotto il ministero di Imprese e Made in Italy, ha ottenuto un primo, piccolo risultato: la multinazionale pugliese dei mobili non procederà con il piano che prevede 476 esuberi, la chiusura di due stabilimenti e il blocco del rientro di produzioni dalla Romania. Nelle scorse settimane, Natuzzi aveva provato ad alleggerire proponendo di chiudere solo uno stabilimento e gestire gli esuberi con gli incentivi alle dimissioni: dopo l’incontro, non prenderà alcuna decisione senza un accordo con i sindacati; questo il risultato della riunione al tavolo di crisi. Se ne riparlerà a strettissimo giro, il 10 e 11 marzo, quando si tornerà al Mimit per una due-giorni intensa in cui l’azienda farà di tutto per trovare un accordo che rassicuri Wall Street. Si è guadagnato un po’ di tempo, ma non tanto perché Natuzzi ha una certa fretta.

Alla maggiore cautela del gruppo di divani ha contribuito la posizione chiara assunta il 27 gennaio dalla Regione Puglia: il sostegno pubblico sarà vincolato alla salvaguardia dell’occupazione e al ritorno delle produzioni delocalizzate. E così l’impresa nata nel 1959, e successivamente diventata un brand a livello mondiale, si trova stretta tra due fuochi. L’agenzia Usa che vigila sul mercato azionario, infatti, ha inviato una comunicazione di non conformità: alcuni parametri non sono rispettati. Si tratta della capitalizzazione media a 30 giorni e del patrimonio netto. Alla Natuzzi serve un qualcosa di spendibile nel breve periodo per quietare le tensioni. Dall’altro lato, però, ci sono sindacati e istituzioni in Italia che non possono accettare una dismissione industriale di queste dimensioni dopo 24 anni di ammortizzatori sociali.