Fra la sessantina di manifesti della mostra “Donne per la Pace” non può non colpire quello dedicato a Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003. La locandina riporta in grande il suo nome. L’avvocata pacifista iraniana era arrivata a Bologna il 16 giugno 2004 nell’aula magna di Santa Lucia, ospite del centro studi Donati. “La vita e la lotta per i diritti e la democrazia”, si legge ancora sulla parete. E oggi, nei giorni in cui è scoppiata la guerra in Iran, quel manifesto va oltre il valore simbolico della memoria, precipitando nella realtà della storia.
È un viaggio attraverso decenni di storia la mostra che inaugura il 3 marzo nella sala Possati del Baraccano (via Santo Stefano 119, fino al 13 marzo). Il punto di vista, avvicinandosi la ricorrenza dell’8 marzo, è quello del racconto del ruolo che le donne hanno avuto nella costruzione di una cultura della nonviolenza.
Curata dal Centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale di Casalecchio di Reno (che anni fa donò il suo intero patrimonio di migliaia di manifesti a quell’amministrazione), la mostra copre una sessantina di anni, organizzati in cinque sezioni: diritti, lotte, premi Nobel, convegni e istituzioni. L’obiettivo è duplice: da un lato, conservare la memoria storica di figure e movimenti che hanno cambiato il mondo; dall’altro, rivolgersi alle nuove generazioni per un passaggio di testimone che guarda al futuro.







