Sono passati 38 anni dal disastro di Chernobyl. Era il 26 aprile 1986, quando per un errore di manutenzione e un test di sicurezza non conforme alle norme, provocò la catastrofe nucleare più grave della storia. Ora una ricerca dell’università di Bonn rivela che il danno al DNA, causato dalle radiazioni ionizzanti (IR) emesse durante la tragedia, si sta manifestando nei figli di coloro che erano stati esposti per primi a questi raggi. Si tratta della prima volta che un legame transgenerazionale di questo tipo è stato chiaramente stabilito. Studi precedenti non erano erano riusciti a dimostrare la possibilità che questo danno genetico potesse essere trasmesso da genitore a figlio.
Le mutazioni del DNA
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori tedeschi hanno cercato due o più mutazioni in stretta prossimità, riscontrate nei figli ma non nei genitori. Si tratterebbe di mutazioni derivanti da rotture nel DNA del genitore causate dall'esposizione alle radiazioni.
"Abbiamo osservato un aumento significativo del numero di cDNM nella prole di genitori irradiati e una potenziale associazione tra le stime della dose e il numero di cDNM nella rispettiva prole – scrivono gli esperti – .Nonostante l'incertezza sulla natura e la quantità precise di radiazioni ionizzanti coinvolte, il nostro studio è il primo a fornire prove dell'esistenza di un effetto transgenerazionale dell'esposizione paterna prolungata a radiazioni ionizzanti a basso dosaggio sull’uomo".







