Sono passati 40 anni, ma è impossibile dimenticarlo: l’incidente del 26 aprile 1986 alla centrale nucleare di Chernobyl, nell’Ucraina che allora faceva ancora parte dell’Unione Sovietica, è stato il più grave disastro atomico nella storia d’Europa e del mondo, sia come costi umani che per quelli materiali. Per l’esplosione e per le radiazioni riportate morirono 28 persone nel giro di tre mesi e altre 14 nel successivo decennio, ma nel corso del tempo il numero delle vittime per cancro alla tiroide in Ucraina, Russia, Bielorussia e altrove viene stimato in oltre 500 mila persone. In una zona di 30 chilometri intorno alla centrale furono evacuate dapprima 50 mila persone della città più vicina, quindi 116 mila, infine 336 mila. Per sigillare il reattore e decontaminare dalle radiazioni vennero impiegati 600 mila soccorritori, denominati “i liquidatori”. Si calcola che il costo totale della sciagura superi i 700 miliardi di dollari.
Le conseguenze politiche hanno contribuito nel 1987 al rifiuto dell’energia nucleare nel referendum che si svolse in Italia e nel 1991 al crollo dell’Unione Sovietica.
Per la centrale di Cernobyl, oggi chiusa e sigillata dentro un nuovo sarcofago che dovrebbe durare 100 anni, il dramma non è finito: dal 2022 si è ritrovata al centro dell’invasione russa dell’Ucraina, conquistata all’inizio del conflitto dalle truppe di Vladimir Putin, frequentemente esposta al rischio di essere colpita da missili, bombe, droni. Per l’assenza di attività umana nei boschi della Zona di Esclusione intorno alla centrale, si è poco alla volta moltiplicata la fauna: ora nelle vicinanze di Cernobyl ci sono sette volte più lupi di prima. Ecco una cronologia di quello che è accaduto da quel giorno fino ad oggi.










