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Ultimo aggiornamento: 6:54

Dopo aver celebrato, in passati articoli, il maestro Walter Mosley e il suo Easy Rawlins, è il momento di guardare all’altro suo alter ego, Leonid McGill. In Il male è di famiglia (traduzione di Stefano Ternavasio; 21lettere), Mosley sposta l’asse dal noir a sfondo razziale di L.A. a quello metropolitano e più classico, eppure non meno corrosivo, della criminalità newyorkese.

Leonid McGill è un investigatore privato che ha un piede nel mondo di qua e uno in quello di là (il crimine), un uomo che cammina sul filo di una moralità sempre in bilico. Quando viene ingaggiato dal boss Alphonse Rinaldo per sorvegliare una ragazza, sa già che sta entrando in un gioco dove le regole sono scritte col sangue e dove lui sarà, prima o poi, la pedina sacrificabile.

Il bello (o il brutto, dipende da che parte la si guarda) dei romanzi di Mosley è che il Male non è mai un evento isolato, una deviazione; è l’ossatura stessa della società, e in questo caso, come suggerisce il titolo, è un lascito genetico, una condanna che si tramanda. Quando McGill si ritrova incastrato in una scena del crimine, diventando il principale sospettato, il romanzo smette di essere una semplice indagine e diventa una lotta per la sopravvivenza dentro una fitta ragnatela di vecchi debiti e segreti mai sopiti.