Fa un certo effetto ascoltare gli audio che circolano in rete dei giovani iraniani che entusiasti salutano l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele e confrontarli con le dichiarazioni dei leader della sinistra che parlano di una violazione del “diritto internazionale” e della necessità di seguire una via diplomatica e negoziale con gli ayatollah.
Tutto sembra vagamente surreale, quasi come se la via delle trattative non fosse stata seguita fino all’ultimo e quasi come se il regime iraniano avesse allentato la sua presa sulla società e non avesse recentemente mandato a morte trentamila persone in due giorni sol perché avevano osato protestare. Come è possibile essere così scollegati dalla realtà e solidarizzare con una cricca di aguzzini al potere che calpestano quotidianamente i diritti più elementari di un intero popolo, a cominciare da quelli che dovrebbero costituire il background culturale della sinistra?
Per rispondere a questa domanda, per comprendere la fascinazione che esercitano a sinistra i tiranni di mezzo mondo, è proprio alla cultura, o meglio all’ideologia, che occorre far riferimento. Cominciando proprio dall’entusiasmo che la “rivoluzione iraniana” capeggiata da Khomeini suscitò presso gli intellettuali del paese che aveva ospitato in esilio la futura “guida suprema”, la Francia. L’esempio più noto è quello di Michel Foucault che, in una serie di reportage usciti sul Corriere della sera a ridosso della rivoluzione del 1979, indicò nella «religione sciita» la «forma che la lotta politica assume nel momento in cui mobilita i ceti popolari». La posta in gioco nella rivoluzione iraniana era, per il filosofo francese, il superamento del liberismo economico e la messa in discussione della modernizzazione capitalista guidata dall’America. Se a tutto ciò si aggiunge un atavico deficit democratico, risalente al Marx che vedeva i governi occidentali come «comitati d’affari» della borghesia, il gioco è fatto. Per quante trasformazioni possa avere subito il pensiero della sinistra da Marx ad oggi questa costante si è dimostrata più forte di ogni altra considerazione.










