«L’Italia lancia un’idea geniale per ridurre i prezzi dell’energia elettrica». Titola così il Financial Times. L’entusiastica promozione da parte del principale quotidiano economico del mondo della misura allo studio del governo appare giustificata dai numeri e dal fatto che si tratta di una mossa dirompente nei suoi effetti. Non a caso, scrive il giornale, «Roma è la prima (capitale in Europa, ndr) a rompere gli schemi per rivedere la struttura generale del mercato e i costi per renderlo più verde».

Come spiega il Financial Times, i Paesi europei hanno adottato diverse misure per tagliare i costi delle bollette. La Spagna, ad esempio, dopo l’invasione dell’Ucraina ha introdotto un tetto al prezzo, mentre il Regno Unito di recente si è fatto carico del costo di alcuni sussidi presenti nelle bollette. Tuttavia, prosegue il quotidiano, «finora i governi hanno lasciato intatta la struttura complessiva del mercato elettrico - incluso il costo della sua decarbonizzazione. L’Italia è la prima a rompere i ranghi». Per capire bisogna fare un passo indietro.

Le regole europee obbligano le centrali a gas a pagare una tassa sulle emissioni di carbonio (i certificati Ets) che però fanno aumentare non solo il prezzo dell’elettricità prodotta da fonti fossili, ma di tutta. E non si tratta di poca roba: secondo alcune stime, i costi del carbonio rappresentano tra un quinto e un quarto del prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia, che si aggira intorno ai 100 euro per megawattora.