Quando il Financial Times dedica attenzione a una misura nazionale sul mercato elettrico europeo significa che qualcosa di rilevante si sta muovendo. Il decreto bollette con cui il governo interviene sul mercato elettrico rompe infatti un tabù: per la prima volta un grande Paese dell’Unione prova a spezzare il meccanismo attraverso cui il costo della CO₂ incorporato nella generazione a gas si trasferisce automaticamente nel prezzo all’ingrosso dell’elettricità, generando ampie rendite inframarginali.

Il punto di partenza è noto. Nel modello europeo basato sul System Marginal Price, quando i cicli combinati a gas sono l’ultima tecnologia necessaria a soddisfare la domanda, il loro costo determina il prezzo per tutta l’energia prodotta. Anche se il gas genera meno della metà dell’elettricità, il suo costo – inclusa la CO₂ – finisce per fissare il prezzo per una quota molto più ampia del mercato. In questo modo il prezzo del carbonio determinato dall’Ets si trasmette di fatto all’intero prezzo dell’elettricità.

Il decreto interviene su questo meccanismo rimborsando ai produttori termoelettrici una parte dei costi legati alla CO₂ affinché non vengano integralmente incorporati nelle offerte di mercato. L’obiettivo è ridurre il prezzo marginale e quindi il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Secondo le stime governative l’effetto potrebbe essere nell’ordine di 6–9 euro per megawattora.