Il decreto energia cuba “appena” tre miliardi. Stando ai numeri si tratterebbe di un intervento di ordinaria manutenzione pur di calmierare il costo dell’energia. Eppure, rileva Bloomberg, la misura è «scioccante». E i prezzi a termine della nostra corrente (in pratica previsioni) sono crollati del 15% dal momento in cui è filtrata la prima bozza di decreto. Da oltre 100 euro a MWh a circa 85. La spiegazione sta in due parolacce. Comprese le quali si percepisce la portata dirompente della misura appena varata dal governo Meloni. Il primo termine è “prezzo marginale” ed il secondo Ets.
Cominciamo dal primo. Il prezzo all’ingrosso dell’energia, da cui a cascata dipende la parte variabile della bolletta, si fonda appunto sul principio del prezzo marginale. Una volta che si conosce quali sono domanda e offerta e di energia si determina il prezzo. Facciamo un esempio stupido con numeri di pura fantasia. La domanda di energia ora è 100 e i produttori di energia rinnovabile (eolico, solare, idroelettrico) ci danno 40 ad un prezzo pari a 20. I produttori di energia rinnovabile hanno costi variabili bassi. Il buon Dio non emette fattura per il sole e il vento che manda in terra. Però quando pare a lui. Di notte il sole non c’è. E il vento può non soffiare. I bacini delle centrali idroelettriche possono essere pieni solo se piove molto. Ma torniamo al nostro stupido esempio. Rimane da soddisfare 60 di domanda. Questo 60 ce lo darà chi brucia carbone, petrolio e gas. Non abbiamo il nucleare e dei fossili dobbiamo accontentarci. Qui la materia prima costa. I produttori non potranno accontentarsi di 20. Proporranno un prezzo di 70.
















