Un flusso di cassa robusto (a 12,5 miliardi) anche con il petrolio sotto i 70 dollari al barile (mentre nel 2024 era a quota 81) per Eni è già un traguardo. Ma poi c’è la riduzione del debito del 23% in un anno, ma anche l’aumento della remunerazione agli azionisti, con un buyback incrementato del 20% rispetto al piano iniziale. E poi la qualità della cassa. Con la produzione di idrocarburi salita ben oltre le attese (+4% nel 2025 a 1,84 milioni di barili al giorno, con il +7% solo nel quarto trimestre che ha registrato un utile netto adjusted a 1,19 miliardi, a +35%, e l'utile operativo proforma adjusted a 2,86 miliardi,+6%), a fronte di oltre 900 milioni di barili di idrocarburi scoperti nel 2025, con un costo medio delle scoperte di circa un dollaro al barile. La capacità delle rinnovabili è cresciuta del 40% mentre sulla lavorazione dei biocarburanti si arriva a +70%. Così sono stati contenuti gli investimenti (8,5 miliardi che scenderanno a 7 miliardi nel 2026) e aumentata la crescita «in modo incredibile»: si chiama efficienza. Certi risultati «strutturalmente solidi» del 2025, sono una conferma per Claudio Descalzi: «Il nuovo modello di Eni, impostato ormai sei-sette anni fa funziona», spiega l’ad al Messaggero. Per la verità, da tempo non crescevamo così su tutti i fronti», è la conclusione di Descalzi che guarda anche al titolo in Borsa: «Basta pensare che l’anno scorso, con il petrolio a 81 dollari al barile, le nostre azioni quotava circa 13 euro. Adesso che il prezzo del Brent è a 69 dollari al barile, siamo oltre 19 euro, mentre alcuni analisti ci proiettano ben oltre». Questione di strategia: «Abbiamo scelto un modello completamente diverso rispetto ai nostri competitors e gli investitori hanno voluto capire di anno in anno se questo modello così differente fosse veramente alternativo e che potesse produrre dei risultati migliori». I numeri dimostrano che «abbiamo cambiato un motore che andava bene», puntualizza l’ad, «ma ne abbiamo messo uno più potente. Il 2025 ne è la conferma». Parliamo di «una crescita strutturale. E il 2026 sarà almeno all’altezza dell’anno scorso per un gruppo capace di essere resiliente sia in contesti di mercato favorevoli che più deboli». Del resto, anche con il petrolio sotto i 70 dollari Eni ha difeso un utile operativo di oltre 12 miliardi (-15%), un utile netto di 4,98 miliardi (-5%) e un cash flow from operation di 12,5 miliardi, oltre le previsioni di piano.
Eni: bene il 2025, corre il trimestre. I conti reggono al calo del greggio
Un flusso di cassa robusto (a 12,5 miliardi) anche con il petrolio sotto i 70 dollari al barile (mentre nel 2024 era a quota 81) per Eni è già un traguardo. Ma poi c’è...











