C’è una domanda cui Lorenzo Fontana dovrà rispondere presto: che fare con Federico Cafiero de Raho? Spetta infatti al presidente della Camera scegliere i venticinque deputati che compongono la commissione parlamentare Antimafia. E proprio questo organismo, ieri, ha approvato una relazione che denuncia il comportamento di de Raho, oggi parlamentare del M5S e vicepresidente della stessa commissione, per ciò che ha fatto dal novembre del 2017 al febbraio del 2022, quando era a capo della Direzione nazionale antimafia.
Un atto parlamentare che contiene accuse gravissime sul «dossieraggio» svolto in quegli anni dall’ex finanziere Pasquale Striano. De Raho sarebbe stato infatti non inconsapevole o superficiale, bensì «un protagonista (...) pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio, delle vulnerabilità del sistema e dei vantaggi operativi che tali vulnerabilità gli garantivano». Può restare membro della commissione Antimafia dopo avere ricevuto simili addebiti?
Scontro durissimo, dunque. Al quale partecipa anche il Pd, con una relazione di minoranza scritta all’ultimo momento e firmata insieme ad Avs e a quattro parlamentari pentastellati, in cui il testo della maggioranza è definito «un disegno “politico-criminale” degno delle più oscure pagine della storia repubblicana, guarda caso proprio quelle che hanno visto, nei decenni passati, coinvolte entità appartenenti alla galassia neo-fascista, uomini delle istituzioni legati alla Loggia Propaganda 2, organizzazioni mafiose». La relazione della commissione Antimafia come prosecuzione del lavoro della P2, insomma.












