Ieri la Commissione Antimafia ha inchiodato alle sue responsabilità Federico Cafiero De Raho (un tempo Procuratore Antimafia, ora deputato grillino) per il «verminaio» dei dossieraggi. Sotto la sua gestione, qualcuno avrebbe realizzato duecentomila accessi abusivi a banche dati che dovevano essere riservatissime (tributarie, antiriciclaggio e dell’antimafia). Roba da Stasi, da ex Germania Est, se l’accusa fosse confermata. Il metodo utilizzato è stato quello della «pesca a strascico», e cioè raccogliere tutto il raccoglibile sulle vittime designate, magari (è da presumere) per innescare un’inchiesta giudiziaria, o per ricattarle, o per danneggiarle indirettamente. O comunque – ecco il punto – per tenere sotto tiro, per il presente e per il futuro, la classe dirigente di centrodestra, oggetto ossessivo di questa attività. Altro che i cinque o sei articoli pubblicati su un quotidiano («Domani») e derivanti – pare – da una minuscola parte di quelle informazioni. E tutto il resto? Si è trattato di un attacco alla nostra democrazia, che come tale va affrontato. Non solo punendo i responsabili, ma anche cercando i mandanti dell’operazione.