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Ultimo aggiornamento: 8:06

Mentre prosegue sottotraccia l’inchiesta “Midas” e si inasprisce lo scontro istituzionale tra i massimi uffici giudiziari del paese, Bruxelles fissa alcuni paletti sul percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue. Due di questi prevedono che Kiev rafforzi gli organi anti-corruzione e li sottragga del tutto al controllo della politica.

L’accelerazione è il frutto della svolta arrivata nel dicembre 2025 nei negoziati, fino ad allora bloccati dal veto posto dell’Ungheria all’ingresso di Kiev nell’Unione. Ben sapendo che prima delle elezioni Viktor Orban non lo avrebbe revocato, i restanti 26 Stati hanno avviato trattative sostanziali senza attendere l’ok di Budapest. Lo stratagemma è consistito nel gettare la palla nel campo dell’Ucraina chiedendole di procedere più velocemente sui requisiti tecnici e sulle riforme necessarie per l’adesione in modo che, quando il blocco politico cadrà, il Paese potrà avviare la negoziazione vera e propria senza ulteriori ritardi.

Così nelle scorse settimane Bruxelles ha inviato a Kiev una serie di documenti, pubblicati dalla European Pravda, uno per ciascuno dei capitoli negoziali previsti in questo nuovo iter. Uno di questi, il “Capitolo 23 – Giustizia e diritti fondamentali” riguarda la lotta alla corruzione, piaga endemica della pubblica amministrazione ucraina come dimostra l’inchiesta “Midas” condotta dall’Ufficio nazionale (Nabu) e dalla Procura specializzata anti-corruzione (Sapo) sul maxi-giro di tangenti che alla fine del 2025 ha portato alla rimozione di due ministri e del capo dello staff di Volodymyr Zelensky. Quella del contrasto alle tangenti è una delle principali condizioni poste da Bruxelles fin dall’inizio dei negoziati, necessaria per garantire la sicurezza e la continuità degli investimenti stranieri nel paese. E viene ribadita proprio nel Capitolo 23, che chiede espressamente a Kiev di “rafforzare l’indipendenza, l’efficacia del mandato e la capacità operativa delle istituzioni specializzate nella lotta alla corruzione” e più nello specifico di “estendere la giurisdizione della Nabu a tutte le cariche pubbliche ad alto rischio” e di “assegnare alla Sapo i poteri necessari per avviare procedimenti penali contro i membri del Parlamento senza la previa approvazione del Procuratore generale“, che viene nominato dal presidente. Ma anche di “rendere la procedura di selezione e licenziamento” di quest’ultimo “più trasparente e basata sul merito”.