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Ultimo aggiornamento: 8:43

“Diteci cosa dobbiamo fare, dateci 10 punti da realizzare per entrare nell’Unione europea e noi li realizzeremo. Vogliamo entrare come membri a pieno titolo”. Così Volodymyr Zelensky si è rivolto a Bruxelles in un’intervista al programma tv olandese Buitenhof andata in onda nei giorni scorsi. Non può non sapere, il presidente, che le richieste di Bruxelles sono arrivate a Kiev da tempo – la procedura è stata avviata nel febbraio 2022 – e le principali condizioni sono state ribadite con il cosiddetto “piano Kachka-Kos“, varato a Leopoli l’11 dicembre 2025 dalla Commissaria all’allargamento Marta Kos e dal vicepremier ucraino Taras Kachka.

Bypass politico-regolamentare concordato per accelerare le riforme già richieste dall’Ue e superare il veto posto dall’Ungheria, il piano contiene 10 obiettivi tecnici – 7 dei quali riguardano la giustizia e la lotta alle tangenti – che il governo ucraino dovrebbe raggiungere in via preliminare in modo che, rimosso il veto politico, si ritrovi già pronto per chiudere i primi capitoli negoziali. Viktor Orban ha perso le elezioni del 12 aprile e il conseguente sblocco dei 90 miliardi in aiuti fa presagire un’accelerazione dell’iter ma per ora il piano resta valido per due motivi: occorre capire quale sarà l’orientamento di Peter Magyar sulla questione e il potenziamento delle politiche anti-corruzione è una delle riforme che Bruxelles considera prioritarie per il suo prosieguo. Tutte le richieste dovrebbero essere soddisfatte entro il 31 dicembre 2026 ma, secondo un consorzio di 8 watchdog tra cui Transparency International Ukraine coordinate dal New Europe Center, finora Kiev ha realizzato solo il 9% di esse.