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24 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 7:57

Notti al buio, senza corrente. Interventi chirurgici eseguiti con la torcia dei telefonini, nell’ospedale Ramón González Coro. Fuori: strade piene di immondizia, hotel che chiudono a catena e turisti che abbandonano l’isola. Neppure le Guaguas, gli autobus urbani, circolano più e nei barrios si cucina insieme, col carbone o la legna, tornando indietro di decenni. Cuba – l’ultima spina nel fianco degli Usa nelle Americhe – soffoca nel buio: l’isola non ha ricevuto una goccia di petrolio nel 2026. Washington taglia i ponti dell’Avana con il mondo. E nessuno osa darle una mano. Persino il Messico – che nel 2025 l’aveva sostenuta con oltre 1 milione di dollari in greggio – si è tirato indietro dopo che gli Usa hanno minacciato dazi su “qualsiasi Paese che direttamente o indirettamente fornisca petrolio a Cuba”.

Neppure le brigate mediche, che vantano 24mila sanitari cubani nel mondo, si salvano dalla stretta. L’amministrazione Trump sostiene di voler “porre fine” a un sistema di “lavoro forzato” e chiede e minaccia “restrizioni” nei confronti dei Paesi che li ospitano e dei loro rappresentanti, cui potrebbero essere revocati i visti per turismo e affari. Ed è subito effetto domino. Il primo a obbedire è stato il Venezuela, divenuto protettorato Usa, rimpatriando in silenzio decine di sanitari. In seguito il Guatemala ha interrotto oltre un decennio di collaborazione e rispedito a casa 412 operatori. Il dipartimento di Stato ha subito reagito celebrando “le misure di chi si allontana dalle pratiche di sfruttamento”. Sotto pressione il Brasile, che denuncia “l’interferenza” Usa nei suoi affari interni. Altri Paesi si sono detti disposti a farsi carico della missione, pur di mantenere in Patria i sanitari dell’Avana. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio sostiene che le missioni cubane sono “traffico di persone“, poiché il regime cubano trattiene “fino all’85% dei loro stipendi”. In realtà la finalità è quella di tagliare circa 8 miliardi di dollari di entrate all’Avana, frutto delle missioni sanitarie all’estero. La strategia è chiara: chiudere tutti i rubinetti. Lo ha reso noto lo stesso Rubio, che alla Conferenza di Monaco ha detto: “Per la prima volta non hanno l’aiuto di nessuno. E il modello è rimasto allo scoperto”.