Adesso che è finita, ed è stato un successo riconosciuto in tutto il globo terracqueo, possiamo dirlo: le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno fatto arrossire gufi, boicottatori e tutta quella frangia della sinistra italiana che più o meno velatamente sperava nel grande flop.

L’evento è iniziato con qualche temerario politico di sinistra in piazza a Milano con i fischietti e le spille contro l’invasione dei federali americani dell’Ice (invasione che non c’è stata) ed è finita ieri con un presidio degli antagonisti sotto il consolato americano contro Trump (che non è nemmeno arrivato in città). A Verona, per boicottare la cerimonia di chiusura, si è presentato un manipolo di qualche centinaio di attivisti No Giochi che ha sfilato contro la Coca Cola e per la Palestina. Poche idee e confuse. Chi denunciava fantomatici sprechi è rimasto deluso, visto che palazzetti e strade di collegamento continueranno a essere utilizzati anche dopo le gare, così come la nuova e applauditissima pista da bob di Cortina (sulla quale i compagni sghignazzavano alle spalle di Matteo Salvini prima che l’opera venisse realizzata).

Perfino Elly Schlein, che non si è fatta vedere in queste due settimane di competizioni e per questo era stata bacchettata anche dal sindaco di Milano Beppe Sala, in extremis ieri ha parlato di «risultato straordinario». Eppure l’esercito degli iettatori si è annidato proprio nel campo largo: i grillini si sono chiamati fuori già 7 anni fa con il ritiro della candidatura di Torino; da quel momento in poi hanno tifato perché questa edizione si tenesse a Stoccolma-Are, i rivali di Milano-Cortina.